Archivio della memoria

Condivido la definizione di documentario data dalla regista Cecilia Mangini, che ha detto: "E' un luogo di resistenza poetica, ma anche un luogo di resistenza dell'anima , dell'intelligenza, dell'ostinazione. Come si può fare a meno del documentario."
Così credo sia il mio lavoro di memoria, legato alla narrazione orale, al racconto della quotidianità scandita da ritmi e da riti, ma anche dalla sofferenza di una guerra, da una voglia di riscatto sociale per dare giusto valore e senso alla vita.
All'immagine visiva si attribuiscono virtù pressoché magiche: parla da sè, mostra e ciò basta.
Unendo all'immagine la voce, il gesto, il suono si raggiunge il massimo del vissuto.
Per me il video o la pellicola sono il supporto ma la sostanza è quello che chiamiamo "film", ovvero storia narrata attraverso un dispositivo di immagini in movimento.
La motivazione fondamentale che mi spinge a realizzare film documentari che raccontino eventi collettivi, a carattere politico e sociale, è sempre la stessa: approfondire alcuni aspetti del periodo storico che sto vivendo, senza dimenticare le mie radici. Non ho mai preteso di riferire la storia con metodo scientifico- analitico: il mio racconto si ispira all'antropologia visiva e attraverso di essa si esprime.

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